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INTERVENTO DI APERTURA DI DOMENICA 12 NOVEMBRE 2006, IN OCCASIONE DELL’INCONTRO ANNUALE DEGLI
“AMICI DEL CAMMINO DI SANTIAGO – SEZIONE PIEMONTE”.

Homo viator o peregrinus?

Maria Grazia Gobbi

 

Sono Gobbi Maria Grazia, giornalista del Corriere di Saluzzo, nel ruolo ormai consueto, per la stima di cui da sempre mi onora il prof. Piccat, di "conduttrice" della giornata, colei che "cuce" i diversi momenti, i diversi interventi, presentandoli. Oggi con uno spazio "introduttivo", con un TEMA da svolgere verbalmente. Il che mi mette un po' a disagio in quanto i giornalisti non sanno parlare, è già tanto che sappiano scrivere, almeno i più volenterosi ci tentano. E così diligentemente mi avvarrò di un supporto cartaceo.

Pellegrinando: un gerundio da sviluppare… pellegrinare… “con un cammino di fede”

quindi pellegrino,… e incomincerei da questo termine dal significato ampio, che specifica comunque una particolare dimensione umana: colui che compie un viaggio.

Ma lo compie come homo viator o peregrinus? C’è differenza fra questi due termini, talvolta scambiati, confusi e impropriamente usati come sinonimi. Vediamoli più da vicino:

homo viator: è un termine tardo-antico e post-classico e si riferisce al messaggero incaricato di compiere un determinato percorso per portare ordini, messaggi ecc.

peregrinus, è un termine di età classica, affermatosi a partire dall’alto medioevo, deriva dalla locuzione “per agros” e indica gli individui che percorrono il territorio esterno alla città.

Il peregrinus, in quanto non appartenente alla comunità con cui viene in contatto, è straniero, un diverso, viene da lontano e va altrove, non conosce i luoghi e gli itinerari e perciò deve trovare il suo cammino attraverso piste non sempre giuste. Ricordiamoci che il peregrinus dall’alto medioevo è compreso fra le categorie sociali deboli, fra i pauperes

Ora, il pellegrinaggiosi può affrontare in diversi modi: con un profondo sentimento religioso e penitenziale, o ricercando la fede, o per recuperarla. Differenti attitudini ma che comunque conducono il viandante a percorrere una via, quella “via” che nella Patristica è Cristo. Cristo il punto di riferimento.

Dunque il viandante è consapevole di compiere un cammino seguendo le tracce di Cristo. Del resto. Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la via la verità e la vita “(Giov. 14,6). Così il viandante credente segue una via già tracciata e conosciuta. Quindi è homo viator.

Tuttavia lungo il cammino, è soggetto a smarrimenti, sovente deve chiedere la giusta direzione alla gente del luogo, ha bisogno di trovare ospitalità, di ricever cibo per sostentarsi. Come nel medioevo si può ritrovare pauper e bisognoso di tutela e provvidenze. Ecco dunque il viandante anche peregrinus. Sia nel senso stretto del termine ma soprattutto, quando il “cammino” è quello della vita, con i tratti difficili e impervi da superare, le mete “illusorie”che paiono vicine ma che per raggiungerle occorre superare avvallamenti e salite, i dolori che, come crampi ti assalgono improvvisi, o la tempesta che sferza il cuore, o la nebbia del dubbio che rende difficile individuare

la strada o schivare gli inciampi…...

Siamo di fronte al pellegrinaggio come metafora della vita terrena, secondo la spiritualità agostiniana e di San Bernardo, in gran voga in Occidente durante il XII ed il XIII secolo, ma attuale e moderna.

Molte sono le similitudini fra il pellegrinaggio devozionale e quello della vita, o meglio ancora, dell’anima, tanto vasto, questo, da far dire ad Eraclito:”Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu potrai mai trovare i confini dell’anima”.

Eppure in questa vastità senza confini, angosciante anche per chi non soffre di agorafobia, esiste un punto fermo: Gesù il nostro pane, il nostro cibo, il nostro sostegno, la nostra permanente provvidenza: Egli è il centro, principio e fine, il senso pieno del nostro pellegrinare.

La pratica dei pellegrinaggi è diffusa in molte religioni e affonda le radici nella notte dei tempi. Un rapido escursus storico. Già nella Grecia Antica, i centri di Delfi, Epidauro e Dodona attiravano pellegrinaggi da ogni parte del mondo greco e anche non greco; altrettanto avveniva in Egitto, per il tempio di Ammone, posto nell'oasi di Siwa, in pieno deserto; in Siria era celebre il santuario di Atargatis, a Gerapoli. Dal VI sec. a.C. Varanasi, in India, ha costituito la meta di folle di fedeli; il pellegrinaggio alla Mecca, infine, è un dovere per ogni musulmano. Fin dai primi secoli d.C. fu in auge nel cristianesimo il pellegrinaggio a Gerusalemme, Roma, Cartagine ecc.. Quello verso Santiago inizia verso la prima metà del secolo X, poco dopo la scoperta della tomba dell 'Apostolo, avvenuta nell' 829, e andrà intensificandosi nei secoli successivi. Più recenti a Loreto, Lourdes, Fatima ecc. Attualmente, le mete più importanti di pellegrinaggio sono, nel mondo cattolico, oltre a quelle già citate, Padova, Assisi, Pompei, Einsiedeln, Czestochowa, il Santuario della Madonna dei Poveri di Banneux , il Santuario di Montserrat a Barcellona, il cammino di San Francesco, in Umbria, Oltre ad innumerevoli centri di pellegrinaggio di importanza regionale.

Del pellegrinaggio a Compostela dirò pochissimo perché mi sento fortemente inadeguata fra tanti studiosi, persone colte e oltretutto “pietre vive” perché testimoni. Tuttavia, da giornalista dirò quanto mi ha sempre colpito l’esplosione culturale e sociale legata a questo cammino. Un cammino che comprendeva il territorio esteso dai Pirenei fino all’Atlantico, tracciato ex novo, protetto e fornito dai sovrani ispano-cristiani di infrastrutture stradali ed assistenziali, dai passi pirenaici fino al santuario di Compostela, un cammino che sarà via sacra e capace di orientare la devozione verso l’evangelizzatore d’Occidente, in uno spazio privilegiato attraverso il quale si diffusero idee e forme culturali. Venendo ai giorni nostri, non si può non meravigliarsi del costante aumento di pellegrini. (qualcuno ha detto anche troppi…). Negli ultimi 20 anni notiamo che nel 1985 i pellegrini erano 2.491 e nel 2005 ben 93.924! Se consideriamo gli Anni Giacobei poi le cifre si ingigantiscono: nel 1993… 99.436; nel 1999…154.613; nel 2004…179.944. Chissà quanti saranno nel prossimo 2010?!?! Sono dati forniti dall’Ufficio Accoglienza dei Pellegrini di Santiago, dati ufficiali riferiti ai pellegrini “ufficiali”, senza contare le centinaia di migliaia che vi si recano in pullman, in auto ecc. Tuttavia l’importanza non sta tanto nel numero quanto nel fenomeno della costante crescita.

Tornando al pellegrinaggio in quanto tale, sappiamo che pellegrinare verso un luogo sacro è una manifestazione caratteristica di quasi tutte le religioni e di tutti i tempi, mentre la modalità del suo svolgimento dipende dalla concezione di Dio, dell’uomo e del mondo, propria di ciascun credo religioso.

Ma cosa può determinare l’elezione a meta di un pellegrinaggio?

Ragioni diverse; ad esempio, la località stessa può essere uno dei centri di origine o di sviluppo di una determinata religione (come avviene nel cristianesimo per i Luoghi santi della Palestina) o essere considerata teatro di un avvenimento mitico, così la collina di 'Arafa', vicino alla Mecca; oppure può custodire la tomba di un santo o di un altro personaggio religioso, come avviene per molti santuari cristiani o islamici, o una reliquia venerata, come il dente di Buddha a Kandy; o ancora, può essere sede di un’alta autorità religiosa, come Lhasa nel Tibet.

Roma rappresenta un gran numero di tali caratteristiche: sede del papato, antico centro della predicazione cristiana, ricca di memorie di santi e di martiri, e affascinava già nel medioevo i pellegrini anche per i suoi monumenti precristiani.

Un centro religioso può avere un carattere oracolare (come ad esempio Delfi nell'antichità), o — caso assai frequente — attrarre i pellegrini per la fama di un avvenimento soprannaturale (Loreto), o per la speranza di veder rinnovate guarigioni miracolose (Lourdes). Spesso i pellegrinaggi vengono fatti anche in luoghi dove si conservano delle reliquie . Sappiamo che le più venerate sono quelle relative alla Passione di Cristo: la croce, i chiodi,…la Sindone… che lo scorso anno è stata il “fulcro” dell’incontro con il prof. Baima Bollone. L’ autenticità delle reliquie è molto discussa; ma la Chiesa, considerandole soltanto segni di un fatto certo, ne permette la venerazione come strada alla meditazione.

Esaminiamo brevemente ora la devozione del pellegrinaggio nelle altre religioni, cominciando dai nostri fratelli maggiori: gli Ebrei, con i quali condividiamo l’Antico Testamento…e anche una meta: la Terra Santa. Gerusalemme infatti è stata ed è la meta di pellegrinaggi compiuti sia da Cristiani che da Ebrei. Diverse però le motivazioni: per i Cristiani è il desiderio devozionale e penitenziale di visitare i luoghi descritti dai Vangeli, per gli Ebrei quello di ristabilire un contatto con la Terra dei Padri, un rito di riconoscimento della propria identità, dopo la secolare dispersione nei Paesi della diaspora.

Inoltre il viaggio nel deserto degli Ebrei verso la terra Promessa, cioè la terra d’Israele è ricordato dalla festa di Sukkot, o “delle capanne”.

Per i Buddhisti, il culto delle reliquie ha origini assai antiche: secondo la leggenda, dopo la morte del Buddha Sakyamuni, le sue ceneri vennero divise in otto parti, che vennero inserite in santuari (stupa) appositamente eretti.

Nel lamaismo è presente anche il culto delle reliquie del Gran Lama.

Per gli Induisti, l’acqua è simbolo di vita e di morte , di freschezza e di purificazion.. Il Char Dham è la zona che racchiude le più importanti mete di pellegrinaggio della religione induista. I templi di Yamunotri, Gangotri, Kedarnath e Badrinath corrispondono alle quattro sorgenti dei quattro fiumi sacri dell'India: il fiume Yamuna, il fiume Gange, il fiume Mandakini e il fiume Alaknanda. Ma la maggior parte dei fedeli si ferma al tempio di Gangotri e quindi al fiume Gange. Ogni anno, milioni di credenti si recano in pellegrinaggio verso i luoghi bagnati da questo fiume, per purificarsi nelle sue acque. E tutti sappiamo che nel Gange vengono disperse anche le ceneri dei defunti. Infine molti sono i pellegrinaggi che hanno come meta una sorgente, un fiume o una montagna sacra: a milioni sono calcolati i pellegrini che in Giappone ogni anno salgono il Fujiyama.

Ci soffermeremo con più attenzione sul pellegrinaggio dei musulmani alla Mecca, perché nel pomeriggio la proiezione cinematografica prevista lo ricorderà in qualche modo. Nell'islamismo sono oggetto di venerazione peli della barba e capelli di Maometto, meglio Muhammad, oltre a oggetti a lui appartenuti, come il suo mantello (hirka-i sherif), il suo arco, le sue spade, ecc., conservati a Istambul. Fin dai tempi di Muhammad ogni musulmano è tenuto a recarvisi in pellegrinaggio almeno una volta nella vita . Questo è , infatti, uno dei cinque comandamenti-pilastri dell'Islamismo. In questo modo i musulmani esprimono la loro fede nella religione annunciata dal profeta Muhammad , appunto , in quella città. Verso La Mecca si rivolgono i musulmani quando pregano. Ma idealmente vediamo un po’ più da presso la grande moschea della Mecca. Comprende la Ka'bah e la fonte di Zamzam, che non tutti conoscono come luogo di devozione, e che è anzi antecedente alla Ka’bah.

A tale proposito, mi sono permessa di sintetizzare una pagina del Corano .

Secondo la tradizione, il patriarca Abramo condusse Agar e il loro figlio Ismaele nel deserto a nord della penisola Araba, in una desolata valle a sud della terra di Canaan. Avevano sete e Agar salì su una roccia per vedere se vi fosse qualcuno che potesse aiutarli. Non vedendo nessuno corse verso un’altura, anche questa volta senza esito. In preda al panico, la donna corse sette volte (un numero assai significativo anche per la tradizione religiosa ebraico- cristiana = sette indica una realtà perfetta, completa) da un punto all'altro, finché alla fine della settima corsa, stremata, sedette a riposare su una roccia. Apparve l'angelo, che le annunciò che Dio avrebbe creato, per mezzo di Ismaele, una grande nazione. Quando riaprì gli occhi, Agar vide una sorgente d'acqua scaturire dalla sabbia proprio nel punto in cui il tallone del bambino aveva premuto il terreno.

Da allora la valle divenne luogo di sosta per le carovane che percorrevano il deserto, poiché l'acqua era buona e abbondante: il pozzo prese il nome di Zamzam. Passarono gli anni e un giorno Abramo fece visita al figlio e Dio gli mostrò il punto esatto, vicino al pozzo, sul quale lui e Ismaele dovevano edificare un santuario, spiegando loro come doveva essere costruito. Il nome dell'edificio, derivato dalla sua forma, sarebbe stato Ka'bah, ovvero cubo. I quattro angoli dovevano essere orientati secondo i punti cardinali, e in quello orientale doveva essere collocato l'oggetto più santo: una pietra d'origine celeste e di colore nero (forse un meteorite).

II grande pellegrinaggio alla Mecca, così come venne istituito da Abramo e indicato da Muhammad, doveva avere luogo una volta l'anno, ma altri minori potevano essere compiuti in qualsiasi momento.

Considereremo ora la tradizione religiosa che viene dal Cristianesimo, Possiamo affermare innanzitutto che la Bibbia, sia l’Antico che il Nuovo Testamento, è la testimonianza scritta di un pellegrinaggio che segna il cammino dell’uomo verso la felicità. E molti sono i pellegrini che vi incontriamo:

Abramo è un pellegrino errante alla ricerca del destino che Dio gli ha annunciato; pellegrino è il grande patriarca Giacobbe; il popolo d’Israele si libera della schiavitú del faraone e si forma come popolo attraverso il pellegrinare, guidato da Mosè. Gli Apostoli, e sopratutto San Giacomo, pellegrinando per tutto il mondo allora conosciuto, annunciarono la Buona Novella di Gesù.

Per i primi cristiani, Gerusalemme diventa la meta di un viaggio spirituale ambito, nel desiderio di conoscere i luoghi dove Gesù visse, predicò e morì. A mano a mano che il culto cristiano si espande, cresce anche la devozione per gli Apostoli Pietro e Paolo, martirizzati a Roma, e ritenuti i fondatori di quella Chiesa, così Roma diventa la città benedetta e acquista un’importanza sempre maggiore rispetto a Gerusalemme, di pari passo con la decadenza dell’Impero Romano e sotto la pressione dei barbari che depredavano e devastavano città e vie di comunicazione. Fino a diventare una seconda Gerusalemme. Nel 638 d.C. la città santa di Gerusalemme viene conquistata dagli Arabi e diventa sempre più difficile recarsi in pellegrinaggio ad Oriente.

Dal 500 fin verso l'anno 1000 il pellegrinaggio era un fenomeno prevalentemente individuale. Verso la fine del primo millennio, invece, prende corpo il pellegrinaggio collettivo, meglio preparato e senza dubbio meno rischioso. Una svolta nel carattere stesso del pellegrinaggio si ha a partire dal VII secolo, quando si comincia a prescriverlo o ad imporlo, assieme all'elemosina, come penitenza per peccati di una certa gravità. Si andava in pellegrinaggio non solo per visitare i luoghi santi di culto, ma anche per sciogliere un voto.

A questo proposito vorrei citare un pellegrinaggio estrapolandolo dalla relazione del prof. Sandro Lucani, docente all’ateneo romano. Io frequento a Torino presso di la scuola teologia, i corsi di aggiornamento per l’ecumenismo e il dialogo, quest’anno imperniati sulle chiese ortodosse dell’europa dell’est. Uno degli argomenti era il popolo ROM dal loro arrivo negli stati europei sino alla storia contemporanea. La testimonianza più antica del loro arrivo in Italia è riportata nella Cronica di Bologna del 1422, di Anonimo, e dice:

Addì 18 luglio 1422 venne in Bologna un Duca d’Egitto il quale aveva il nome di Andrea e venne con donne, putti e uomini dal suo paese che potevano essere ben 100 persone. Quando arrivarono a Bologna arrivarono a Porta Galliera, dentro e fuori, dormivano sotto i portici salvo il Duca che alloggiava nell’albergo del re. Stettero in Bologna 15 giorni. In quel tempo molta gente andava a vederli, anche perchè la moglie del Duca sapeva indovinare e dire cosa una persona doveva avere in sua vita presente, quanti figlioli e se una femmina era cattiva o buona. Questa era la più grande genia che mai fosse in queste parti, erano magri e neri. Le femmine andavano in camicia e portavano gli anelli alle orecchie, con molto velame i testa…

Non destarono una buonissima impressione tuttavia vennero aiutati ovunque,”… poichè gli zingari si dicevano pellegrini penitenti, che avevamo trasgredito le leggi della Chiesa e raccontavano che che il re d’Ungheria e Boemia, Sigismondo, aveva occupato il loro Paese, costringendoli al battesimo. Era stato proprio questo re ad obbligarli a questa penitenza. Dovevano viaggiare per 7 anni e cercare di arrivare a Roma, dove soltanto il Papa avrebbe potuto dar loro l’assoluzione. A questo scopo avrebbero ricevuto da re Sigismondo un salvacondotto per ogni paese. Si fermarono pochi giorni, perché li ritroviamo a Forlì, il 7 agosto come risulta dal Chronicon foroliviense di fra Gerolamo da Forlì (Gerolamo Fiocchi, domenicano). Poi nelle Marche. Sicuramente arrivarono a Roma anche se non c’è traccia se non numerosi salvacondotti esibiti dagli zingari…”.

Riprendiamo brevemente. Il pellegrinaggio come pratica di penitenza e di riscatto morale coinvolge anche le classi sociali più alte, senza escludere re e imperatori. Il primo sovrano a recarsi a Roma è Carlo Magno, nella Pasqua del 774.

Dunque una esperienza pacifica e salvatrice ma che sviluppa un altro fenomeno, una specie di sacralizzazione della cavalleria feudale dei milites Christi (soldati di Cristo) e della loro funzione di protettori dei pellegrini che marciavano verso la Terra Santa, diventata pericolosa con la presenza dell’Islam. Sinchè i pellegrinaggi si interruppero bruscamente con la conquista di Gerusalemme. L’ansia di recuperare la Città Santa, diede luogo alla promulgazione delle Crociate nell’XI, XII e XIII secolo. L'antico ideale religioso del peregrinare verso i luoghi santi delle Sacre Scritture si intreccia con le nuove istanze e idee di quell'epoca storica, cioè le tensioni sociali e politiche, il risveglio di impulsi commerciali e culturali rivolti all'Oriente..
Non è il caso di citare le forti figure che promulgarono le Crociate e quelli che poi frenarono, nè dei numerosi ordini cavallereschi e religiosi che fiorirono: l’argomento, seppure affascinante, ci porterebbe lontano. Diremo invece che in questo contesto storico, a volte ostile ai viaggi a Gerusalemme e anche a Roma per altri motivi ( non dimentichiamo che iniziavano i giubilei, le lotte per le investiture ecc.) i popoli dell’Occidente trovano nel Cammino di Santiago una via d’uscita pacifica per il desiderio spirituale e per l’esercizio di una pratica tanto devota e redentrice come il pellegrinaggio ad un luogo santo.

Si era ai prodromi di quella che è ora la nostra Europa, che avrebbero valorizzato le radici cristiane. Goethe ebbe a dire che “…il continente europeo era nato in pellegrinaggio e che la sua lingua materna era il cristianesimo!”.

E’ innegabile che l' Europa del medioevo è stata costruita nella sua unità dal flusso dei pellegrini: le strade che portavano a Compostella, a Roma, a Gerusalemme, erano le arterie della carità, dello scambio dei doni, della cultura umana e cristiana, fatta di santuari della pietà ma anche di luoghi dove fiorivano le beatitudini evangeliche e le opere di carità spirituali e corporali. Nascevano le scuole e le università. Tutti i pellegrini, di qualunque nazione e religione, erano accolti come ospiti e non come stranieri. ….molto meglio di adesso.

Va ancora detto che per sopperire alle difficoltà del pellegrinaggio in Terra Santa tra il 1400 e il 1500 nacquero i Sacri Monti: la Nuova Gerusalemme di Varallo Sesia in Piemonte, ad opera di padre Bernardino Caimi e la Nuova Gerusalemme di Montaione in Toscana, ad opera di padre Tommaso da Firenze: un pellegrinaggio ideale in Terra Santa, non rischioso o costoso e quindi ripetibile.
Nel periodo che seguì il Concilio di Trento, a opera della Controriforma e di San Carlo Borromeo (1538-1584), prese forma - nel territorio delle Alpi e Prealpi Nord-Occidentali - una serie di altri percorsi di devozione: oltre a quello già citato di Varallo Sesia (topomimetico), ecco Crea e Orta. All’inizio del 1600 prende forma quello di Varese e nei decenni successivi quelli di Oropa, Ossuccio, Domodossola, Ghiffa e Belmonte (cronologici).

Pellegrino…pellegrinare…pellegrinando! Credo lo svolgimento del tema stia rendendo almeno in parte, la consapevolezza dell’importanza religiosa, politica, sociale e culturale che ha rivestito il pellegrinaggio.

E che riveste tutt’ora, perché se la divisione della Chiesa a Oriente e a Occidente aveva frenato lo slancio del pellegrinaggio, il rinnovarsi attuale dei pellegrinaggi ai luoghi della fede favorisce di nuovo la fraternità e contribuisce all'unità dei cristiani. L’ecumenismo spirituale ravvivato negli ultimi anni del XX secolo e nei primi anni del XXI, ne è testimonianza e frutto.

Anche l’ecumenismo è un cammino ed è in cammino. Ma anche il dialogo interreligioso. Sempre più spesso siamo chiamati alla vicinanza con altre religioni, e sarà molto interessante e significativo il film a cui assisteremo nel pomeriggio (“St.Jacque…la Mecque” della regista francese Coline Serrault). Nello spirito delle parole di papa Benedetto XVI a Colonia, nella XX Giornata della Gioventù, rivolte ai “cari amici musulmani” …Insieme, cristiani e musulmani, dobbiamo far fronte alle numerose sfide che il nostro tempo ci propone. Non c'è spazio per l'apatia e il disimpegno e ancor meno per la parzialità e il settarismo. Non possiamo cedere alla paura né al pessimismo. Dobbiamo piuttosto coltivare l'ottimismo e la speranza. Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi a una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro…”.

Tornando al PELLEGRINAGGIO, penso che tutti qui presenti abbiamo compiuto un pellegrinaggio, magari non tutti a Compostela, magari in termini di tempo e modo diversi, forse meno “eroici”, ma comunque abbiamo vissuto e magari scoperto le tante emozioni nascoste nel cuore, quel vivere e partecipare delle gioie e dei dolori degli altri, capire come Dio si manifesta perfino nelle piccole cose.

È l’esperienza che ogni persona dovrebbe vivere, almeno una volta nella vita, anche se poi il ricordo di quei luoghi e di quelle emozioni richiama tutti a tornare e seppure possono sembrare le stesse cose, c’è sempre qualcosa di nuovo.

Vorrei ancora riflettere, e concludo, sulla difficoltà che dovevano incontrare i nostri avi pellegrini, ai rischi anche oggettivi che il pellegrinaggio rivestiva specie nel medioevo? Eppure la storia, come abbiamo visto, seppur “a volo di riondine”, è piena di pellegrinaggi e di pellegrini veri eroi di coraggio e di fede!

Facciamo ancora un esempio. Una persona, devota, circa a metà del 1300, in una 30ina di anni raggiunse oltre le tre mete canoniche, Santiago, Roma e Gerusalemme, anche Marsiglia per rendere omaggio a Maria Maddalena,Tarascona per venerare Santa Marta, Milano dove venera Sant'Ambrogio, Pavia per invocare Sant'Agostino, Assisi, dove si prostra presso la tomba di San Francesco, a Bari ove sosta in preghiera presso le reliquie del Santo orientale Nicola di Mira, sul

Monte Gargano per sostare in preghiera nel santuario di San Michele Arcangelo. A Salerno ed Amalfi. dove venera rispettivamente le reliquie di San Matteo evangelista e di Sant'Andrea apostolo,a Benevento quelle di San Bartolomeo

Questa persona coraggiosa era una donna nordica, poi divenuta santa: Santa Brigida (1303-1373) che raggiunse, oltre alle mete suddette anche Colonia per rendere omaggio alle reliquie dei Magi.

E le reliquie dei Magi saranno l’argomento della prossima relazione a cura del prof. Renato Mambretti.

Grazie per l’attenzione a quanti mi hanno letto sin qui e a tutti “ ULTREJA e SUSEJA!”


Maria Grazia Gobbi