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Da
Assisi a Poggiobustone
sul Cammino di Francesco
Sabato 13 giugno, sabato 20 giugno 2009 |
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Il
Cammino di Francesco è un cammino ideale, che toccando i luoghi dove
il Santo visse,parte dalla Verna, ha per cuore Assisi, e si conclude nel Reatino
a Poggiobustone. Nostra guida nello spirito e sul territorio è stata
la pubblicazione di Angela Seracchioli, ed. Terre di Mezzo.
La vita itinerante di Francesco si prestava a concepire un percorso di spiritualità.
Si conoscono, soprattutto nel Reatino, cammini che si ispirano al Santo e
tutto il francescanesimo è legato alla sua peregrinazione. Ma è
merito di Angela essere stata la prima a concretizzare un itinerario così
organico e completo e soprattutto di continuare a dedicarsi anima e corpo
a questo progetto.
Alcuni di noi avevano già percorso negli anni passati il tratto da
La Verna ad Assisi: Così, quest'anno ci siamo incamminati da Assisi
verso Poggiobustone.
Sabato
13 giugno,
arrivati in treno ad Assisi, siamo stati accolti da Angela Seracchioli che
ci ha dato le
credenziali
di pellegrinaggio. Angela, accanto alla basilica di Santa Maria degli Angeli,
gestisce in locali concessole dai frati un ostello dove i pellegrini sono
accolti con spirito di fraternità.
Messa nella basilica e benedizione particolare nella cappella della Porziuncola.
Cena e pernottamento all'Ostello della Pace, immerso negli uliveti, poco sotto
la basilica di San Francesco.
Domenica
14 iniziamo
il cammino con la visita del sepolcro del Santo nella cripta della Chiesa
Inferiore. 
Una bella camminata attraverso boschetti di ulivi, lecci querceti e il Parco
del Monte Subasio ci porta verso le 11 a Spello.
Nel paese grande festa per il Corpus Domini. Un'infiorata copre le strade
dove si sta svolgendo la processione. Visitiamo la chiesa di Sant'Andrea dove
è custodita una grande tavola del Pinturicchio, Madonna e Santi, del
1508.
A Santa Maria Maggiore è imperdibile la visita alla cappella Baglioni,
affrescata nel 1501 dal Pinturicchio. Annunciazione, Natività e, al
centro, a piena parete, la Disputa di Gesù coi Dottori. Prospettiva
e paesaggio di grande suggestione, la sua bellezza richiama Raffaello.
Nella calura del pomeriggio raggiungiamo Foligno: Anche qui festa grande,
processione e banda musicale.
Alloggiamo all'Ostello della Gioventù in un palazzo cinquecentesco:
Sistemazione da signori. Fa caldo e il tempo è sereno. Suono festoso
di campane, rondini che solcano il cielo azzurro.
Il percorso di
lunedì 15 è stato
suggestivo soprattutto nelle prima parte che arriva a Trevi. Sole, grano che
imbionda, profumo di tigli, canto di uccelli, e tanti ulivi. Si sale dolcemente
sulla costa delle colline fino a raggiungere Trevi, tranquillo paese medievale,
arroccato sulla spalla della montagna. Uscendo dal paese, la strada passa
dietro alla chiesa della Madonna delle Lacrime. E' aperta e possiamo ammirare
un scapolavoro del Perugino, l'Epifania.
La strada scende poi lungo gli uliveti fino a raggiungere sulla via Flaminia
le fonti del Clitumno, oasi di sogno; dall'antichità ad oggi qui passarono
i poeti. Ci riprendiamo dalla fatica.
La quiete delle acque che sgorgano, la trasparenza dei laghetti, l'eleganza
delle anatre e dei cigni, tutto da contemplare, e un rinfrescante bagno ai
piedi ci danno un senso di benessere e costa sacrificio riprendere il cammino,
anche perché da qui a Spoleto mancano ancora quasi 12 chilometri e
il sole del pomeriggio è implacabile.
L'ostello è a villa Redenta, immersa in un grande parco secolare sulla
vecchia via Flaminia a poco meno di un chilometro dalla città.
La tappa del
16 giugno porta da Spoleto alla
Romita di Cesi. Lunga e con dislivelli, è immersa nel verde dei boschi.
Le ampie zone ombrose e una brezza leggera attenuano la calura patita nei
giorni passati. Camminiamo in serenità e allegria. Il gruppo è
affiatato. Si gode delle bellezze che ci circondano, si conversa, si canta.
Siamo sui passi di Francesco e ne subiamo il fascino.
Un paesino perduto tra le montagne, ancora un colle, un prato da cui si scorgono
i lontani monti innevati del Terminillo e infine la Romita di Cesi. Un monastero,
quasi un villaggio, che, abbandonato da più di un secolo, è
stato rianimato e pazientemente restaurato da fra Bernardino.
Il primo segno di accoglienza è l'acqua fresca per dissetarci. Nella
chiesetta che conobbe la preghiera di Francesco, recitiamo i Salmi. Fra Bernardino
si
accompagna
con l'armonio. Serena atmosfera di quiete 7mistica. Cena in fraternità
sotto il cielo che tarda ad imbrunire. A sera fra Bernardino comporrà
note sul salterio.
17
giugno,
mercoledì. "La vita è bella!" è il canto di
fra Bernardino che inizia il nuovo giorno. Un attimo di raccoglimento nella
cappella, quindi discesa su Cesi e Terni.
Occorre attraversare la città. Caldo,confusione, disorientamento, fatica.
Inizia infine la salita verso Stroncone: sette chilometri di salita sotto
un sole che non perdona.
L'Ostello Piccola Quercia si trova a Col martino, poche case tra i poggi sotto
Stoncone, che domina in alto con le sue severe case medievali. L'ostello è
ricavato in un appartamentino in una villetta di campagna. Anche qui abbiamo
tutto ciò che ci serve: doccia, cena abbondante e un buon letto.
18
giugno,
giovedì. Si attraversa di primo mattino il paese per le ripide stradine,
quindi si prende il sentieroche sale ai prati di Stroncone. E' l'antica strada
percorsa da San Bernardino da Siena per raggiungere la valle reatina.L'altopiano
dei prati sfiora i mille metri di quota: prati rasati, ginestre fiorite e
profumate, querce secolari.
Il sentiero quindi discende, ormai nel Lazio,per arrivare sul santuario di
Greccio, un nido, dove Francesco accompagnò l'Eucarestia della notte
di Natale con il presepe: un bue, un asino, e la vuota mangiatoia.
"Questa
notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali!...
Il Santo è lì estatico di fronte al presepio
e lui stesso
assapora un consolazione
Mai gustata prima".
Il padre francescano
a noi raccolti illustra l'affascinante storia e figura del Santo.
Due, tre chilometri a passo svelto per arrivare a Greccio al Ristorante del
Passeggero. Maria, la cuoca, ha preparato fettuccine al sugo, premio meritato
per il nostro appetito.
Nel pomeriggio continuiamo a scendere attraverso i boschi fino a raggiungere
la parte bassa di Contigliano, al bordo della piana di Rieti. L'ostello si
trova nella villa Franceschini, costruzione signorile dei primi anni del novecento,
con un parco di diversi ettari. Le camere sono tuttora decorate: sui soffitti
azzurri volano le rondini
A notte ammireremo Contigliano alta illuminata, sospesa tra l'oscurità
dei boschi e il cielo come un gioiello prezioso.
19
giugno,
venerdì. Rispetto a Contigliano Poggiobustone si trova dalla parte
opposta della piana reatina. Occorre con un ampio semicerchio raggiungere
Rieti e di qui salire al paese e al santuario a 850 metri sul livello del
mare. Un percorso lungo e faticoso, ben trenta chilometri.
Scegliamo di dividerci in due gruppi. Per i primi partenza alle sei e arrivo
nel tardo pomeriggio. Per i secondi partenza alle sette, autobus per Rieti,
quindi una tappa più "umana" di circa venti chilometri. Saliremo
nella frescura al santuario della Foresta, oasi di quiete e di laborioso silenzio
gestita da un'associazione di volontariato francescana.Si arriva dall'alto:
nella valletta l'armonioso complesso e il grande e ordinatissimo orto, segno
di paziente operosità. Sul terreno dell'orto domina una grande tau
bianca, la croce di Francesco. In questo luogo il Santo attese con obbedienza
e pazienza un'operazione chirurgica ai suoi occhi malati
e possiamo immaginare
cosa significasse in quei tempi un tale intervento. E' tradizione che qui,
nell'ultimo anno della sua vita terrena, componesse la laude a sorella morte
del Cantico delle Creature.
Da Cantalice ci tocca il tratto più caldo e faticoso e quando giungiamo
in vista di Poggiobustone nelle prime ore del pomeriggio siamo completamente
disidratati. Il paese è in alto e affrontiamo la salita sognando un
sorso d'acqua alla prima fontana del paese.
La fatica sarà presto dimenticata quando ci ritroveremo, tutti, sul
piazzale del santuario.
Il convento, discosto qualche centinaio di metri dal paese, ancora più
in alto, pare una fortezza. Ai tempi di San Francesco lassù c'era una
modesta cappella dedicata a San Giacomo. Per noi jacobei è motivo di
soddisfazione unire nel pellegrinaggio Giacomo e Francesco, ambedue apostoli
della evangelizzazione itinerante.
Il santuario è anche considerato "l'Eremo del Perdono". Proprio
qui Francesco ebbe l'illuminazione del perdono.
"Un giorno, mentre, ritirato in un luogo solitario, piangeva ripensando
con amarezza al suo passato, si sentì pervaso dalla gioia dello Spirito
Santo, da cui ebbe l'assicurazione che gli erano stati pienamente rimessi
tutti i peccati
( da San Bonaventura di Bagnoregio).
Camminiamo anche
per questo forse, per raggiungere la leggerezza dello spirito, lasciati alle
spalle i pesi, i conflitti, le contraddizioni che troppo spesso ci accompagnano.
Nel silenzio raccolto di un santuario, raggiunto dopo tanta fatica, conquisti
uno spazio di serenità. Pochi istanti che si dilatano fuori del tempo,
emozione di "perfetta letizia" che rimarrà indelebile nel
nostro cuore. Nilo Marocchino
I pellegrini: Beatrice Barra, Anna Bonetto, Angela Bottero, Armando Castelli, Michele Castelli, Emilio Crisci, Giovanna Fila, Marco Girodengo, Marco Maccario, Nilo Marocchino, Olga Perno, Lucia Prato, Lorenzo Quaglia, Domenico Vallaro.

