Tra Saluzzo,
Savigliano e Torino il gruppo si compone sul treno. Anna, Michele e
Nilo da Saluzzo, Sergio da Verzuolo, Armando da Cervasca, Gabriele e
Olga da Cuneo, Marco da Demonte, Lucia da Crava, Anna Lucia da Pinerolo,
Bruno da Caselle.
Viaggiamo verso Siena chiacchierando sereni, mentre appaiono e scompaiono
le campagne, l'Appennino, il mare. In Toscana nuvole scure scaricano
temporali improvvisi e fugaci.
A Siena il cielo è ritornato azzurro.
Suor Teresita, una graziosa e giovane suorina indiana, ci accoglie al
Centro San Vincenzo. E' il suo sorriso il primo regalo del cammino.
Trascorriamo il tardo pomeriggio sdraiati in piazza del Campo. La torre,
vertiginosamente alta, pare un'impossibile follia, oscilla nel cielo
tra le nuvole che corrono. Nella piazza il sole sta cedendo spazio all'ombra.
Messa in San Martino.
Vangelo di Matteo (14): "Egli, sceso dalla barca, vide una grande
folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati "
Gesù "ha compassione", patisce con noi e di ogni nostro
male fisico e morale se ne è fatto carico. Come la folla che
lo segue e che miracolosamente fu guarita e sfamata dobbiamo lasciarci
coinvolgere da questo amore illimitato.
Domenica
15, Siena - Buonconvento
Alle 6,45
siamo già sulla strada. Lasciata Porta Romana, procediamo sulla
Cassia ancora tranquilla tra le ondulazioni dei colli, campi di grano
e di erba medica. Ulivi e cipressi ora solitari ora a lunghi filari,
paiono posati sui crinali da un pittore del Rinascimento.
A Isola d'Arbia deviamo sull'itinerario sterrato della francigena. Eccoci
immersi in erte salite che raggiungono l'azzurro del cielo scavalcare
rampe e camminare sulla docezza dei colli.
Appare su di un poggio la Grancia di Cuna, un vero e proprio villaggio
fortificato. Lucignano, un altro borgo medioevale, deserto, è
arroccato in cima ad un cucuzzolo.
Ora il cammino si stende monotono lungo la ferrovia. La fame e la prima
stanchezza rallentano il passo.
Un casolare, un poco d'ombra, una fontana. Condividiamo qualche galletta,
una mela, poche cose. Il vecchio contadino, Azeglio, esce sull'aia con
una pinta di vino. C'è un bicchiere per tutti. Un altro dono
inaspettato sul cammino.
Con la gaiezza ritorna l'energia.
Michele, Armando, e noi dietro intoniamo in onore di tanta generosità
canti della nostra terra.
Arriviamo a metà pomeriggio a Buonconvento, cittadina cinta da
mura, nella piana dell'Ombrone.
Albergo Roma: buona cena, ma un albergatore non brillante in generosità
(non approfondisco). I pellegrini non sempre possono pretendere di essere
riconosciuti come tali.
Grazie a Gabriele che tenacemente insegue il parroco, otteniamo il timbro
sulla Credenziale.
Per i sacerdoti oggi anche un tranquillo paese di provincia è
terra di frontiera. Ci sono cose di sicuro più importanti a cui
badare ma ci siamo pure noi!
A sera, come non bastasse, ancora due passi per la "calle Major"
con Gabriele.
Oggi, primo giorno di cammino. Buona prova per tutti. Ben affiatati,
incominciamo a rivelarci reciprocamente emozioni ed entusiasmi, il meglio
di noi stessi.
Il cammino è confronto, condivisione, comunione.
Lunedì
16, Buonconvento - Abbazia di Sant'Antimo
Nuvole
imbronciate in cielo e Montalcino lassù, lontana come il paradiso.
Salgo con Bruno di buon passo. Un po' staccati seguono Armando, Michele,
Anna, Maria Lucia. Armando conosce i cantautori italiani a dà
il ritmo con De Andrè e Lucio Battisti. Sento anche l'animato
conversare di Gabriele, Marco, Olga, Lucia e Sergio. Dalle parole pare
un impegnativo confronto tra lo spirituale e il filosofico.
In un momento di pausa qualcuno esclama: "Come è bello il
mondo, come è bella la vita!"
Proprio così. Almeno oggi. Distratti dalle quotidiane inquietudini,
spesso non riusciamo ad alzare
lo sguardo, guardarci attorno, alzare gli occhi in alto.
Oggi invece pare tutto così facile. Il primo traguardo è
lassù, antiche mura ed una torre.
Un'ultima ripidissima salita per la via del Canalicchio conduce a Montalcino.
Suono di passi tra le vie ombrose,il cordiale saluto di un passante,
una fresca fontana per dare tregua alla fatica e all'arsura.
Cittadina elegante e tranquilla, dove pare si gusti soltanto il Brunello,
vino locale raro e prezioso. Scoviamo un piccolo negozio di alimentari.
La signora, gentilmente, ci prepara appetitosi panini.
Ancora una dozzina di chilometri tra boschi di lecci e di querce per
raggiungere l'abbazia di Sant'Antimo, magica apparizione incastonata
nella pace di una conca. Superiamo nel bosco i bianchi frati che passeggiano
conversando.
L'accoglienza è riservata in una moderna struttura nascosta nel
bosco, a qualche centinaio di metri dal complesso abbaziale. L'ospitaliere
è padre Stefano, un robusto e imponente monaco che sprigiona
gaiezza e simpatia. Lo rivedremo ai Vespri intonare il gregoriano, lui
umile ma inconfondibile tra i sottili e ieratici confratelli.
Alle 19 assistiamo alla mistica preghiera cantata. Vibrazioni, echi,
che toccano e commuovono il nostro profondo: la spirituale armonia ci
spoglia dei pensieri superflui.
Eccoci qui dinanzi a Dio, carichi della nostra storia e della nostra
sofferenza e con noi, come folla, peso confortante e dolce, i nostri
cari e il loro affetto.
Guardaci con la Tua benevolenza.
Anche questo giorno che si conclude è Tuo.
Cena nello splendido ed ospitale agriturismo "Ferraiole" (da
non perdere!).
Questa sera siamo i soli ospiti ed i padroni sono tutti per noi,
Sulla linea lontana delle colline, verso ponente, il cielo tarda ad
annottare. Sono i giorni lunghi dell'estate, i più belli.
Martedì
17 giugno, Sant'Antimo - Radicofani
Lasciamo
Sant'Antimo ancora digiuni. Scendiamo alla vecchia stazione ferroviaria
di Monte Amiata. Qui la trattoria è ancora chiusa. Tocca continuare
per Poggio Rosa, un colle a 800 metri di altezza, dove giungiamo a metà
mattina stremati. Il ristorante che ricordavo ha cambiato gestore ed
è chiuso.
Ma la precedente padrona, la signora Anna, ci abita ancora e si commuove.
"Un te, qualche biscotto, ve lo posso dare".
Ed ecco farci posto sulla terrazza.
Come per miracolo la tavola si colma di tazze, di biscotti, di marmellate.
Altra lezione di generosità che nasce dai semplici. Senza retorica.
La strada è ancora lunga. Altri 9 chilometri tra discese e salite
fino a Campiglia d'Orcia. Un boccone quindi discesa sulla Cassia. A
pochi metri dalla statale, Bruno scivola e cade rovinosamente. Spavento
per tutti, ma dopo una pulizia sommaria degli innumerevoli graffi e
abrasioni la situazione sembra meno drammatica.
Ancora 10 chilometri, tutti in salita: oggi arriveremo a 38 chilometri
con circa 1300 metri di dislivello complessivi.
Il cielo si è rabbuiato. Radicofani è scomparsa nelle
nubi, tira un vento forte, si scatena infine una pioggia rabbiosa.
Saliamo decisi. Abbiamo voglia di arrivare. Raggiungiamo infine il borgo
di Radicofani dove, in una casa medievale, si trova l'ostello della
nostra confraternita.
Lieta sorpresa, ci accoglie la consorella Lucia di Roma. La stanchezza
è dimenticata. Cena gioiosa in fraternità.
Quanto è bello trovare la porta aperta, una casa, la nostra.
Quanto sarebbe bello il mondo, almeno il nostro piccolo mondo "particulare",
se fosse vissuto così, mondo di fraternità. Possiamo provarci,
nonostante tutto.
p.s. non dimenticate di visitare nelle chiese di Sant'Agata e di San
Pietro le splendide opere di Andrea e di Luca della Robbia. Oltre ai
soggetti sacri sono gioia e serenità per gli occhi le inconfondibili
incorniciature di frutti policromi.
Mercoledì
18 giugno, Radicofani - Acquapendente
La pioggia
rabbiosa di ieri pomeriggio ha ripulito il cielo che questa mattina
veste di un azzurro esaltante. Anche i sassi, i muri ,le case, sfoggiano
un nitore insolito. Tutto pare preciso, fresco, pulito, le vie, ancora
deserte, sono una scenografia costruita e dipinta per uno spettacolo
gioioso. Il monte Amiata, alto e inconfondibile, si impone dall'altra
parte della valle. Trionfo di luce.
Ci raccogliamo nella cappella a lato della chiesa di San Pietro. La
consorella Lucia che ci ha ospitati legge un brano del Vangelo.
"Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini
per essere da loro ammirati In verità vi dico: hanno già
ricevuto la loro ricompensa" (Matteo 6).
Altra lezione che tocca la nostra vanità.
Il cammino: occasione per ascoltare, ascoltarsi, confrontarci, riflettere
in umiltà, anche sulla povera e piccola vanità personale.
Se non sappiamo cogliere questi messaggi, la fatica del pellegrinaggio
sarebbe nulla più di una performance sportiva: un'occasione perduta.
Lucia ci accompagna per un poco e il distacco non è privo di
commozione. Michele intona un canto delle nostre valli. E' un saluto,
la speranza di rivederci, è ringraziare con l'anima chi ci ha
accolto come fratelli.
La Cassia antica, sterrata, scende cavalcando i poggi. Radicofani, sempre
più alta, si allontana alle spalle. Scendiamo tra pascoli, campi
coltivati, uliveti, boschi di querce. Quanta affinità con certi
scorci della via di Santiago. Anche qui prevalgono la dolcezza del paesaggio
e la serena disposizione dell'animo.
Alla stazione di posta di Centina, ormai nella piana, un poco di tregua
sotto un pergolato che una famiglia ci ha gentilmente concesso di occupare.
Cinque chilometri lungo la Cassia, disturbati dal traffico. Il calore
è opprimente.
Superiamo infine il Ponte Gregoriano ed iniziamo il viottolo ombroso
che si inerpica verso Acquapendente.
Il Ponte Gregoriano sul fiume Paglia, fatto costruire da un papa del
Rinascimento, resiste da circa 500 anni. Il guado del fiume rappresentava
un passaggio critico per raggiungere Roma dal nord. Lo si attraversava
su zattere o dandosi mano a decine. Rivedo nell'immaginazione gli antichi
eserciti, i lanzichenecchi, i mercanti, i pellegrini A lato esisteva
una cappella dedicata a San Giacomo, luogo di sepoltura dei pellegrini
travolti.
La Casa di San Lazzaro, antico convento cappuccino ora tenuto in vita
da due suore. È ancora più in alto. Sfiniti dall'ultima
rampa ci appare come un'oasi di quiete.
Pure qui, come a Siena, la costante è il sorriso di fiducia.
Una suora ci mette a disposizione le celle del convento.
Ospitalità fraterna, discreta e fiduciosa in nome di Cristo.
La mia cameretta si affaccia sulla valle dove il sole del mezzo pomeriggio
ha reso il verde più caldo. Le ombre prendono contrasto, ogni
cosa pare dolce. Sotto, nel cortiletto, i miei compagni hanno steso
il bucato. Godo del loro quieto conversare.
Godrò di un sonno sereno, di sogni lievi, in un cuore che si
è fatto leggero.
Giovedì 19 giugno, Acquapendente - Bolsena
La tappa
dovrebbe essere breve, almeno sulla carta: poco più di 20 chilometri.
In effetti camminando, e il GPS non sbaglia, ce n'è sempre qualcuno
in più. Inoltre, il caldo li renderà particolarmente faticosi.
Salendo lungo la statale raggiungiamo l'orlo dell'immenso cratere bisentino
a San Lorenzo Nuovo. E' quasi mezzogiorno e Michele, collaudato compagno
di pellegrinaggi anche per il suo solido buon senso, mi suggerisce che
è ora di fare una sosta. Il minimarket è tutto per noi.
In pochi minuti ci procuriamo panini e frutta, un profumato melone,
una fresca fetta d'anguria. Si può così riprendere il
cammino con rinnovate energie.
E' intanto comparso il lago di Bolsena, vasto e azzurro, pare un mare
con le sue verdi isolette in centro e i villaggi lontani sulla riva
opposta.
Il sentiero segue le curve delle colline, sviluppando dall'alto ampi
scorci sul lago. Il caldo del pomeriggio è in parte mitigato
dai tratti di bosco, lecci e querce. Bolsena non dovrebbe essere lontana.
Appaiono la Rocca e il borgo antico.
Ma ci tocca un'ultima fatica.
Ieri abbiamo cercato di prenotare telefonicamente l'accoglienza in paese,
ma abbiamo trovato gli istituti al completo, sia dalle suore del SS.
Sacramento che nel borgo medievale. Ci è stato indicato infine
l'Ostello Gazzetta, "a un chilometro dal paese". Non ci era
stato precisato che l'ostello era in cima alla collina. Il chilometro,
anzi due, era dal bivio del sentiero e contando tutto il resto scendere
in centro diventavano quasi quattro.
Il gestore arriverà verso le 18. Poco male. C'e tempo di riposare
e rinfrescarci. Una gomma per l'acqua nel cortiletto ci concede una
doccia in libertà e allegria.
Scendiamo poi a Bolsena a visitare la cattedrale di Santa Cristina,
punto nodale della francigena e nel 1263 luogo del miracolo eucaristico.
Quando ritorniamo all'ostello il gestore si è già dato
da fare e tutto è pronto. Con bruschette, pasta, carne e vino
si mangia bene e in abbondanza.
Stelle vivissime in cielo e una fresca brezza concludono questa bella
giornata.
Venerdì
20 giugno, Bolsena - Viterbo
Lasciato
l'ostello, scendiamo su Bolsena. I vicoli del borgo antico si stanno
animando e trattengono ancora la frescura del primo mattino.
Facciamo una robusta colazione in un bar della piazza, compiamo ancora
una visita sbrigativa alla cattedrale, quindi ci incamminiamo verso
Montefiascone.
Poco più di un chilometro sulla Cassia, per il momento relativamente
tranquilla, quindi prendiamo in salita, sulla sinistra, una deviazione
che ci porta nel Bosco di Turona.
A leggere la descrizione dell'itinerario sulla "Guida alla Via
Francigena" sembra un percorso complesso. In effetti è sufficiente
stare attenti ai segnali VF e mettere un po' di fiuto.
Il bosco è fitto. Raggiungiamo un campo con una cappellina, superiamo
un fosso ombroso, in cui scorre un ruscello d'acqua limpidissima, percorriamo
un tratto di basolato romano, qui infatti passava l'antica strada, mentre
ci rallegra il panorama sul lago sottostante.
Arriviamo a Montefiascone verso mezzogiorno: quasi 15 chilometri. Fa
caldo e, lo sappiamo, arriverà ora la parte più faticosa.
Si inizia in discesa ed il percorso sarà sostanzialmente pianeggiante,
ma la fatica incomincia a farsi sentire. La fila si allunga: è
ora di fare tappa.
Un po' d'ombra, quel poco che abbiamo nel sacco, un sorso d'acqua
Iniziamo la marcia del pomeriggio poco dopo le 13, al massimo della
calura. Restano altri 15 chilometri: tutti al sole. Dapprima quasi non
mi accorgo di camminare. Abbacinato dalla luce, mi lascio condurre dal
ritmo dei passi. Gabriele, inoltre, il più infaticabile, mi si
è messo al fianco. Conversiamo, discutiamo; in genere è
lui che ha più fiato e più cose da raccontare. Tempo e
passi scorrono automaticamente, immersi come siamo nella luce totale.
Appare Viterbo lontana, addossata ad un rilievo. Inizia l'ultima estenuante
marcia tra il giallo delle stoppie, il bianco della strada monotamente
diritta e senza fine, sognando un sorso d'acqua fresca.
Una fontanella provvidenziale ci concede tregua. Ma l'acqua è
calda e cattiva. Serve giusto a bagnarsi le labbra e rinfrescarci.
Sono stanco e stringo i denti. Credo lo siano anche i compagni, visto
come si sta allungando la fila, ma nessuno si lamenta. Vedo Armando
avanti allontanarsi sempre più. Ha ancora energie. Beato lui.
Il pellegrinaggio è anche fatto di momenti di ascetica sofferenza.
E nel ricordo saranno tra i migliori e i più incisivi.
Viterbo ora è vicina. L'appuntamento con gli amici di Michele
che ci ospiteranno è sotto il cavalcavia della superstrada.
Andremo alla piazza del Palazzo Papale, visiteremo la Cattedrale concludendo
la felice esperienza di pellegrinaggio.
Gabriele, Armando,Lucia e Marco continueranno per Roma che raggiungeranno
tre giorni dopo.
Scrivo
in stretto ordine d'alfabeto i vostri nomi e si accendono le immagini
dei vostri volti, del vostro andare, dei momenti vissuti insieme. Tutti
unici e speciali.
Serenità e generosità, pazienza e forza, sofferenza ed
entusiasmo, talora anche commozione, "alegria del camino",
che significa ritrovata leggerezza del cuore.
Una bella esperienza: un occasione speciale che non andrà perduta.